I Balzi dell'Ora | AppenninoBlues racconti di Appennino

I Balzi dell'Ora

Sentiero dei Balzi dell'Ora appennino bolognese
Balzi dell'Ora
calendario escursioni appennino bolognese

Nord e ombra sono sempre connessi perché se c'è un luogo che il sole fatica a raggiungere quello è proprio il nord.

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Ed è forse per questo che nel dialetto locale il vento di tramontana e il fresco dell'ombra hanno lo stesso nome "òra" e si pronuncia con la o aperta come se avesse un acca davanti quasi a sembrare il latino ora come invocazione di preghiera: preghiera che il gelido vento invernale passi o che la fresca ombra nell'estate arrivi.

Così i Balzi dell'Ora, il nome del leggendario sentiero dell'Appennino bolognese che conduce al Corno alle Scale lungo la parete nord, è un monito ai venti freddi di crinale e alla scarsa luce del sole che soprattutto nei mesi invernali non raggiunge né scalda il versante.

Raggiungere il Corno alle Scale da questo sentiero per molti escursionisti è una sorta di battesimo del monte, il primo sentiero EE percorso, una sfida alle vertigini e al forte dislivello. Ma qui i record e le sfide non interessano perché il percorso dei Balzi dell'Ora si presta alla conoscenza di un lembo di Appennino bolognese e modenese che alle sue intime storie unisce un passaggio di rara bellezza.

Il percorso non va certo sottovalutato e la sua forte esposizione e la possibilità di condizioni metereologiche degne del suo nome, da òra (non dimentichiamo la o aperta), lo rendono adatto a chi già conosce le insidie dell'ambiente appenninico.

Si parte dal laghetto del Cavone, uno sbarramento artificiale che ha trasformato questo punto di partenza in piccolo luogo ameno con faggi e fresche acque. Per molti turisti infatti l'escursione finisce qui parcheggiando la macchina a lato strada ed avventurandosi nel breve periplo del laghetto. La strada che si impenna per iniziare la salita diventa così una moderna colonna d'Ercole che noi varcheremo. 

Quello che non si nota - sì lo si nota, ma non ci si fa poi tanto caso - è il muro in sasso adiacente al laghetto: un muro spesso che prende la tangente in salita e va su dritto in verticale, lungo il versante più ripido. Un'antica mulattiera si direbbe, ma se ci soffermiamo a guardarlo scopriamo che le pietre che lo costituiscono sono molto più grandi dei sassi utilizzati nelle strade di montagna.

Alcuni studiosi locali lo definiscono una possibile fortificazione, un muros, di origine ligure, ovvero una linea difensiva delle antiche popolazioni della Gallia Cisalpina per fare fronte alle avanzate dell'esercito Romano. E' infatti questa una delle possibili zone identificabili con la terribile sconfitta romana della Selva Litana del II secolo avanti cristo.

Il bosco d'un tratto sparisce e lo scenario si apre in un anfiteatro incantevole. Siamo nella conca del Rio Piano, il piccolo corso d'acqua che, se non facciamo attenzione, ci farà sprofondare i piedi in un acquitrino di erba e fiori che si confondono con il sentiero.

Questo luogo magnifico viene chiamato Valle del Silenzio, un nome azzeccatissimo perché d'impatto ci si bloccheranno le parole in gola. Le parole non servono in luoghi così. Sulla nostra destra un gruppo di larici ci guarda dall'alto, sono i guardiani della valle.

Un piccolo cippo commemorativo dedicato ad uno scalatore ci ricorda però che anche la bellezza a volte chiede un tributo di vita.

Saliamo ancora, per un po' gli alberi ci coprono la vista ed il sentiero si immerge in un letto di  mirtillo, improvvisamente sbuchiamo in cresta al Passo del Vallone e le parole che prima si erano bloccate ora si sciolgono in un verso di stupore.

Inizia qui il sentiero dei Balzi dell'Ora, alla nostra sinistra una verticalità di quasi mille metri ci incanta verso le forre sottostanti, quello è il luogo di anfratti misteriosi e poco esplorati, Il Fosso di Mezzo, l'Orrido di Tanamalia ed altri nomi epici conosciuti solo dai rari appassionati locali che li frequentano. A destra, sempre ripida ma più dolce la Valle del silenzio vista da sopra.

Il vero spettacolo è su, verso l'alto, verso la vetta del Corno alle scale, quella è la sottile cresta dei Balzi dell'Ora e presto sarà tutta nostra.

Il Corno alle Scale è montagna femminile perché ha due vette che portano un nome di donna: Punta Sofia, la prima in cui c'è la croce e Punta Giorgina, poco oltre, vero culmine della montagna. Il crinale è aereo. Presto compariranno i primi cippi di confine datati 1793. Quasi tutti credono che ci si trovi al confine fra toscana ed Emilia, ma il Corno è montagna anche schiva e la sua cresta si stacca dal confine geografico principale creando un piccolo universo separato.

Al passo dello Strofinatoio ci ricongiungiamo con lo spartiacque principale fra Emilia e Toscana; se una goccia del nostre sudore cadrà a destra finirà nel mare Adriatico, se cadrà a sinistra nel Tirreno. Ci vorrà tempo, ma questo è il destino delle acque di crinale.

Un cippo di confine più grande degli altri, purtroppo abbruttito da un cartello di sentiero segnala qualcosa di più importante, è il Passo dei Tre termini, il confine fra Ducato di Modena, Granducato di Toscana e Stato Pontificio, oggi Bologna, Modena Pistoia.

Il Lago Scaffaiolo è un piccolo gioiello incastonato nel crinale erboso, non ha immissari e si alimenta di neve e pioggia, la leggenda che a disturbare le sue acque con un sasso si scatena la tempesta è già riportata dal Boccaccio, ma fortunatamente oggi se veniamo sorpresi dal brutto tempo possiamo trovare riparo al Rifugio CAI Duca degli Abruzzi.

La storia del rifugio è indissolubilmente legata al lago ed è tanto travagliata quanto incredibile. Intitolato al duca degli Abruzzi è stato il primo rifugio appenninico e fu inaugurato nel 1878 come punto di ospitalità strategico nelle traversate appenniniche, ma prima di diventare quello che è oggi per incuria, atti vandalici ed anche una guerra, verrà distrutto e ricostruito ben 7 volte! 

Dopo la sosta l'itinerario prosegue ancora in crinale verso il Monte Spigolino, una bella piramide verde con una vista che si apre sul modenese, il suo nome storico fu Folgorino per via dei fulmini che ancora oggi possono colpire la sua acuta vetta, facciamo attenzione.

Dalla cima del monte abbandoniamo il crinale e scendiamo per un sentiero ripido nell'alta valle del Dardagna, un territorio conteso da sempre fra bolognesi e modenesi, ricco di acqua e di verde. Sarà un piacere addentrarsi lentamente verso le sorgenti del fiume bagnandoci poi i piedi nelle polle d'acqua.

I bolognesi cercarono di sottrarre ai rivali le sue acque poco più a valle dirottandolo in Reno. Di questa opera tanto titanica quanto assurda rimangono scarse testimonianze scritte ed il nome di Poggiolforato nel punto di deviazione.

Anche questa vallata è un ampio anfiteatro circondato da pareti morbide ed alberi. Un bosco di conifere ci farà da porta per rientrare verso il punto di partenza imboccando una piacevole strada forestale.

Si conclude così un anello abbastanza breve, ma ricchissimo di storie, di panorami e di curiosità. E' un altro lembo di Appennino che sorprendentemente si svela.

Primo Rifugio

Questa è una breve e bellissima storia di un incontro fra due ragazzi. Si svolge proprio sul sentiero dei Balzi dell'Ora e mi ha visto partecipare come consulente di itinerario e accompagnatore della troupe. Buona visione.

Informazioni

 11,6 km Sì
 830 m 1945 m
 830 m 1425 m
 5-6 h No
 Difficile(EE) No
 N 44.133, E 10.821
Cosa significa?

L'escursione inizia al parcheggio del Cavone, Lizzano in Belvedere (BO). Il senso di percorrenza consigliato è orario.

E' presente solo una fontana in partenza presso il Bar Cavone, sarà anche possibile rifornirsi al Rifugio Duca degli Abruzzi verificando però gli orari di apertura.

Il percorso è consigliato dalla tarda primavera dopo lo scioglimento delle nevi fino all'autunno inverno. Da evitare i periodi freddi per la possibile presenza di neve e ghiaccio.

Utilizzare un abbigliamento adeguato per un sentiero EE. Anche in estate possono verificarsi forti venti e temperature basse

Sentieri. Dalla partenza si segue il 337 fino al Passo del Vallone (inizio delle Balze) poi il 129 fino al Passo dello Strofinatoio, il 00 fino alla vetta del Monte Spigolino, si scende per il 411 e poi 401; alle Sorgenti del Dardagna si imbocca il 333 che si segue fino agli impianti e poi la strada asfaltata in discesa fino al punto di partenza.

Download

Qui puoi scaricare la traccia gpx dell'itinerario. Buon cammino.

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