La balena e il cimitero | AppenninoBlues racconti di Appennino

La balena e il cimitero

Balena della Val di Zena, Gorgognano, Pianoro

Emozionante escursione fra fossili e fantasmi nella sconosciuta valle di Gorgognano. Paesaggio, geologia, arte e storia si intrecciano a Pianoro, nei dintorni di Bologna.

Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa - non importa ch'io vi dica quanti - avendo poco o punto denaro in tasca e niente che particolarmente m'interessasse a terra, pensai di mettermi a navigare per un po', e di vedere così la parte acquea del mondo. Faccio in questo modo, io, per cacciar la malinconia e regolare la circolazione.
Herman Melville, Moby Dick, trad. Cesare Pavese

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La prima incredibile storia inizia nel 1965, quando Bruno Monti a cavallo del suo trattore smuove qualcosa di strano, qualcosa che stona rispetto al terreno intorno. Sono ossa marroni, lunghissime, e Bruno intuisce che si tratta di un reperto importante, forse un elefante, ed è il caso di contattare qualche professore dell'università.

Bruno non lo sapeva, ma in quel momento non stava guidando un trattore, stava navigando tra i flutti di un oceano. Era sospeso su un mare antico di 5 milioni anni e anche se l'acqua era sparita i fondali sabbiosi erano oggi montagne e prati.

Le ossa si rivelarono quelle di una balena, una balena unica come stato di conservazione, costituendo così uno dei fossili più importanti del periodo pliocenico, dai 2 ai 5 milioni di anni fa appunto.

La seconda storia prende invece vita dal monitor del computer quando fra le foto satellitari appare nel bosco un piccolo rettangolo regolare che a guardarlo pare un cimitero abbandonato. 

Raggiungerlo diventerà un'impresa difficilissima e per farsi largo fra la vegetazione impenetrabile servirà un'ascia, servirà strisciare e graffiarsi, servirà non perdersi d'animo e insistere. Il cimitero poi svelerà all'interno della sua piccola cappella un diario di visite dove con malinconia i visitatori ricordano una lontana infanzia passata in quel luogo.

Il cimitero è l'ultima memoria del paese di Gorgognano, un importante centro abitato  raso al suolo dai bombardamenti della guerra, completamente distrutto ad eccezione del piccolo cimitero. Un cimitero ritornato visitabile grazie all'instancabile attività dell'Associazione del Parco Museale della Val di Zena.

E' un itinerario veramente fuori dal comune dove in pochissimo spazio entreremo in contatto con due luoghi estremamente suggestivi ed immersi nella splendida natura dei colli appenninici con panorami spaziosi e morbidi.

La partenza avviene dalla località Brinello nei pressi di Botteghino di Zocca a Pianoro, un piccolo gruppo di case che prende il nome dall'ultima vetta che raggiungeremo. Da lì percorreremo un tratto di asfalto senza traffico che costeggia il minuscolo Rio di Gorgognano, solo un ricordo degli antichi emissari del mare pliocenico.

L'asfalto si abbandona alla confluenza con il Percorso ambientale Verzano, un difficile equilibrio fra le esigenze di un'azienda faunistico venatoria e la fruizione pubblica di una strada vicinale. Il percorso sale in netta salita regalandoci un paesaggio di strada sterrata curatissima con vista sulle colline intorno e scorci verso la pianura della città.

Nei pressi di Casetta Magli la balena bianca adagiata sul verde ci sorprenderà con stupore. Siamo esattamente sul luogo del ritrovamento del fossile e la scultura la riproduce esattamente nelle dimensioni e nella posizione in cui fu trovata.

Da essere libero la balena è voluta tornare lì al suo originale oceano. Ad aiutarla è stato l'Istituto delle Belle Arti di Bologna che nel 2008, grazie all'opera coordinata dallo scultore Davide Rivalta, ha creato questa insolita scultura. Oggi la ritroviamo adagiata sui fondali in cui si arenò.

Il grosso della salita è terminato e scendendo sfioreremo alcune stalle e probabilmente vedremo i prati macchiati da bianche pecore che, come piccole balene, nuotano in lontananza. Le greggi sono del pastore Salvatore Cottu, un sardo trapiantato qui dall'età di otto anni e da allora le sue pecore producono formaggi straordinari come il Blu di Gorgognano.

Tutto è collegato: il fiume, il bianco della balena, le pecore, il formaggio, il paese fantasma e i fossili. Seguendo le indicazioni del sentiero ci stacchiamo dalla strada bianca e saliamo ancora un po' fino a raggiungere i crateri dei bombardamenti.

Questo è quello che ora resta del paese di Gorgognano, un bosco fino a pochi anni fa impenetrabile ora pulito. Delle case e della grande chiesa non c'è più nulla, solo macerie inglobate nell'erba. I buchi delle esplosioni sono anch'essi tornati visibili dal lavoro dell'Associazione del Parco Museale della Val di Zena. Un cartello ci racconterà la storia del paese e la storia delle sue genti che ancora oggi tornano qui a rievocare un'antica infanzia in un rito di memoria trasmesso anche a tanti eredi.

Fra le pietre delle case noteremo numerosi mattoni ricavati dalla sabbia oceanica. Li riconosceremo per la matrice ricca di conchiglie fossili. Ciò che era preso prima alla vita e poi alla terra, sta ora ritornando molto lentamente al suo posto originario come un lentissimo viaggio verso casa.

Il cimitero è poco distante ed è l'unico edificio rimasto illeso, lungo il sentiero troveremo alcune piccole opere artistiche preparate dai bambini delle scuole locali. Un bellissimo modo per preservare un legame con la terra che si sta dissolvendo e per mantenerne il ricordo con nuovi occhi, nuove storie, nuove esperienze.

Il percorso continua ora verso valle. Alla nostra destra costeggeremo le ripide forme di calanco erose dal fiume Zena. Un panorama molto diverso da quello dell'andata, più aereo come se il nostro corpo, dopo aver nuotato nelle acque del passato, volesse prendere il volo verso un cielo futuro.

Informazioni

 11,5 km Sì
 508 m 388 m
 508 m 124 m
 4-5 h No
 Facile Sì
 N 44.361 E 11.374
Cosa significa?

Itinerario ad anello molto semplice interamente percorribile anche in mountain bike. Sconsigliato in estate a causa del caldo. In caso di pioggia il fondo può essere molto fangoso. L'acqua è assente.

Il percorso attraversa alcune aree faunistico venatorie su strade vicinali (Percorso ambientale Vallazza) e su sentiero CAI 815 e sebbene sia raro è possibile incontrare cacciatori durante il periodo di caccia (settembre-gennaio). Il silenzio venatorio è previsto il martedì e venerdì. 

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Qui puoi scaricare la mappa topografica pdf e la traccia gpx dell'itinerario. Buon cammino.

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Crediti

Un grande grazie all'Associazione del Parco Museale della Val di Zena miniera di affascinanti storie Locali. Un ringraziamento particolare a Lamberto Monti, Rita Idini.

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